la sinagoga

La Sinagoga di via San Francesco è uno degli edifici simbolo della Trieste multireligiosa.

FOTO SFERICA ph. Paolo Nagliati courtesy of ADSPMAO

La Sinagoga di via San Francesco è uno degli edifici simbolo della Trieste multireligiosa e rappresenta in modo tangibile l’influenza raggiunta tra Otto e Novecento dalla Comunità ebraica nella vita economica e culturale della città.

Il Tempio Maggiore, inaugurato nel 1912, rimpiazzò le Scole (sinagoghe) che dalla metà del Settecento avevano risposto alle necessità di culto degli ebrei triestini e fu progettata tenendo conto delle esigenze di una Comunità sempre più fiorente, che alla fine dell’Ottocento contava circa 5 mila membri.

Le Scole, accomunate da un modello architettonico assai diffuso nell’Italia nord orientale, con sale rettangolari dalle file longitudinali di banchi rivolti al centro o verso il lato orientale, all’interno erano finemente decorate e arredate, ma dovevano proporre all’esterno un aspetto modesto e anonimo, tale da confondersi con le case adiacenti.

Per dimensione e per struttura, il nuovo Tempio voleva invece essere all’altezza degli altri grandi edifici di culto per evidenziare così l’emancipazione civile e politica finalmente raggiunta nel 1867.

Per la sua realizzazione, la Comunità incaricò inizialmente, nel 1870, l’architetto correligionario Eugenio Geiringer senza però ottenere quanto desiderato.
Nel 1903 lanciò quindi un concorso d’idee internazionale, ma di nuovo senza i risultati sperati, nonostante l’adesione degli studi di architettura più in voga del tempo.
Nel 1906 furono infine incaricati due architetti locali non ebrei, autori di altri famosi palazzi triestini: Ruggero e Arduino Berlam, e i lavori iniziarono tre anni dopo.

Il Tempio, uno dei più grandi e maestosi d’Europa, appare come una tipica “sinagoga dell’emancipazione”, in cui la sala da preghiera principale, a pianta rettangolare, si articola in tre navate che culminano nella maestosa abside dalla volta a mosaico dorato.

Stili diversi s’intrecciano in una struttura originale e di grande suggestione, dagli interni luminosi ed eleganti, che culmina nei quattro possenti pilastri che sorreggono un’importante cupola centrale, restaurata nel 2021 grazie alla Fondazione CRTrieste.
Prevalenti i richiami orientaleggianti, che tornano nelle bifore, nelle colonne, negli intagli e nei caratteristici rosoni che disegnano il Magen David (la Stella di Davide) da cui irradiano motivi floreali e che danno luce agli interni in modo diverso a seconda dell’ora del giorno.

All’interno del complesso si trovano un tempio piccolo, oggi usato durante la settimana, nei digiuni e nelle mezze feste, e la grande Sinagoga utilizzata nelle festività maggiori.

La sala principale è orientata verso un monumentale Aròn haKodesh (armadio sacro o Arca santa) dalle porte di rame e bronzo sormontato da un’edicola in granito rosa che con quattro colonne sorregge le Tavole della Legge scolpite in marmo di Carrara.
A incorniciarlo, due grandi menoròt, candelabri di bronzo a sette braccia, che poggiano su una balaustra in marmo che riporta il covone di spighe simbolo della Comunità di Trieste.

Levando lo sguardo, si resta colpiti dall’eleganza dei lampadari, dalle decorazioni a fasce che delimitano la cupola con motivi geometrici e piante bibliche e da quelle che, sulle grandi arcate, riportano versetti dei Salmi.

Sull’Aròn si affaccia, dai tre lati, la bella balconata del matroneo che oggi, per motivi di sicurezza oltre che per le dimensioni ridotte della Comunità, non è più in uso.

Nel matroneo posto sopra l’atrio d’ingresso si trova, in una galleria all’interno di una volta a botte, un grande organo Rieger dalle canne ornate da Stelle di David, che è stato restaurato nel 2021 grazie alla Fondazione Kathleen Foreman Casali.
Oggi la separazione tra uomini e donne durante le funzioni viene garantita da una Mechizà (divisorio) in legno finemente decorata e posta longitudinalmente a metà della navata principale.

L’atrio, separato dalla grande sala per mezzo di una serie di arcate che poggiano su colonne di marmo, presenta un soffitto decorato a stucco con al centro un lampadario di rame.
Il pavimento mostra una maggiore ricchezza di quello a mosaico bianco e nero della sala centrale, con decorazione a cerchi che racchiudono la Stella di David e una maggiore varietà cromatica tra bianco, nero, rosso e giallo.
Tutte le parti decorative degli interni sono realizzate in pietra. Le parti lisce sono invece in pietra artificiale ottimamente eseguita.

All’esterno l’edificio presenta tre facciate, su via Donizetti, via San Francesco e via Zanetti. Architettonicamente diverse, propongono una serie di fregi e di ornamenti che si ripetono.

L’ingresso principale si trova in via Donizetti, dove il grande portale viene aperto solo nelle festività più importanti. L’accesso alla Sinagoga avviene normalmente dal piccolo loggiato di via San Francesco.
Nel complesso di via San Francesco si trovano anche gli uffici della Comunità, la biblioteca, l’archivio storico e il mikveh (bagno rituale).

Durante la Seconda guerra mondiale, la Sinagoga fu a più riprese vandalizzata dai fascisti: nell’ottobre del 1941, nel luglio del 1942 (l'incursione più violenta) e nel maggio del 1943. Durante l’occupazione nazista, seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, venne adibita a deposito di libri e opere d’arte depredati alle famiglie ebraiche.
Gli argenti rituali della Comunità, assieme all’archivio storico, si salvarono dalla razzia grazie a un ingegnoso nascondiglio all’interno dello stesso edificio, individuato dal segretario della Comunità Carlo Nathan Morpurgo (Trieste, 1890 – Auschwitz, 1944), che durante quel tragico periodo si adoperò in ogni modo per salvare persone e cose, finché fu arrestato, detenuto per 9 mesi al carcere del Coroneo, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944.
La prima pietra d’inciampo posata a Trieste è stata quella dedicata alla sua memoria, posta sotto il portico di via San Francesco nel 2018.

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