itinerario

Al cimitero si accede attraverso un cancello sovrastato da un timpano neoclassico, su cui è inciso uno degli altri nomi del cimitero,”beth kevarot metè Israel” (casa di tombe dei morti d’Israele) e di seguito “Cimitero Israelitico”.

Nel cimitero di Via della Pace c’è un unico sepolcro, sul viale principale, risalente all’inizio del XX secolo, che può ricordare una statua e che all’epoca fece grande scalpore. Si tratta della tomba di una fanciulla in cui, sotto un sudario coperto di fiori, si intravvede la sagoma di una testa e dei piedi. Questo monumento, secondo alcuni appunti trovati da una studiosa, è opera di Giovanni Marin (autore tra l’altro della fontana dell’Ercole nell’atrio della Riunione Adriatica di Sicurtà in Piazza Repubblica).

Ci sono poi lapidi con iscrizioni in altre lingue: latino, ceco, russo, tedesco, inglese, e c’è addirittura un versetto biblico in alfabeto samaritano: “shem tov mi shemen tov veiom …”(Eccl. 7,1) “
Notevole è la varietà degli stili usata nella costruzione delle tombe. Si spazia dall’antico Egitto alla Grecia, dal siriaco al moresco, dal gotico al rinascimentale, per arrivare poi al classico ottocento, secessione, deco e infine all’anonimo novecento degli anni ’30 ed al modernismo dei decenni successivi.

Le prime tombe che si incontrano subito all’ingresso sono le più monumentali e sono “recinti” di famiglia. La prima è quella della famiglia Morpurgo e all’inizio consisteva di singoli monumenti. Poi, intorno al 1870, venne dato incarico al famoso architetto milanese Maciachini (1818-1899), che costruì anche la chiesa di S.Spiridione dei Serbo ortodossi, di costruire il chiostro che si vede attualmente.
Accanto a questo monumento si trova la tomba delle famiglie Morpurgo-de Nilma.

L’ultima cappella è quella dei Coen-Ara, il cui recinto racchiude 16 tombe. Vi si accede attraverso un arco sulla cui volta gotica “oltre al nome della famiglia” è inciso anche un versetto (Prov. 8,34) – “Felice l’uomo che mi ascolta vegliando alle mie porte ogni giorno, stando come un guardiano assiduo agli stipiti dei miei ingressi”. All’interno c’è una lunga iscrizione in ebraico dedicata al primo membro della famiglia che vi fu sepolto.

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