La Shoah a Trieste

A settant’anni delle leggi razziali il Museo ebraico “Carlo e Vera Wagner” ha dedicato una sala alla Shoah triestina. Allestita nell’area che ospita le bisacce con gli oggetti dei deportati da Trieste, la nuova struttura, che è stata inaugurata giovedì 5 giugno, propone documentazioni d’epoca - carte d’identità, schede del censimento fascista e dall’archivio della Gestapo, pagelle scolastiche, foto - finora mai esposti al pubblico che consentono di gettare uno sguardo nuovo su un periodo drammatico per la vita della Comunità ebraica triestina.

L’ebraismo di Trieste, città che dopo l’8 settembre fu posta sotto il diretto controllo germanico e vide in funzione l’unico campo di sterminio italiano, fu infatti profondamente colpito dalla ferocia nazista. Secondo le stime venne deportato nei lager quasi un migliaio di persone, più del 10 per cento degli ebrei italiani. Fecero ritorno solo in 19, soprattutto donne, che testimonieranno l’orrore subito.

Nel suggestivo allestimento ideato da Ennio Cervi, che richiama alla memoria gli interni delle baracche nei campi di concentramento, si ripercorrono quegli anni attraverso la quotidianità di alcune famiglie triestine che hanno generosamente messo a disposizione le loro documentazioni (in particolare le famiglie Wagner, Zaban e Kostoris).
In mostra i documenti d’identità che recano stampigliata la J di Jude; i certificati che accordano il permesso di residenza agli ebrei privati di nazionalità; le schede delle requisizioni; le pagelle della scuola ebraica alla cui frequenza i bimbi sono costretti fin dalla promulgazione delle leggi razziali nel ’38 e i documenti falsi grazie a cui si cercò salvezza nella fuga dopo l’occupazione nazista.

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