Giorno della Memoria - Rassegna stampa: IL PICCOLO

MARTEDì 29 GENNAIO 2008

 

La vicenda è emersa dagli archivi scolastici. A Levi, diventato un luminare, è intitolata la sezione matematica di Economia all’Università di Parma

Levi, professore deportato

Una mostra dei ragazzi del «Da Vinci-Sandrinelli»

Nell’occasione della giornata della memoria i ragazzi della scuola Da Vinci-Sandrinelli hanno allestito una mostra dedicata al professore Eugenio Levi, insegnante di ragioneria, espulso dalla scuola nel 1938 a causa delle leggi razziali. «Dagli archivi scolastici è emersa la vicenda, inedita, del professor Levi – spiega Roberto Spazzali, insegnante dell’istituto - i documenti sono stati riprodotti ed è stata allestita una piccola esposizione, a cura di un gruppo di studenti della Terza B operatore impresa turistica del ”de Sandrinelli”: Chiara Marchesi, Francesco Lamberti, Swan Krisciak-Stuparich, Sabrina Kleiderz. La scoperta rientra nel più articolato progetto di valorizzazione del patrimonio e della tradizione scolastica dell’istituto».
Eugenio Levi era stato assunto, come vincitore di concorso, nel settembre 1937 e si era trasferito da Milano a Trieste. Il 2 marzo 1938 prestava giuramento, nelle mani del preside Romeo Neri e in presenza dei professori Gino Farolfi e Attilio Nordio, con la rituale formula allora adottata, che prevedeva fedeltà alla Casa regnante, osservanza delle leggi e divieto di appartenenza ad associazioni la cui attività non si conciliava con i doveri dell’insegnante. Sette mesi più tardi Levi veniva raggiunto dai primi provvedimenti di discriminazione previsti dal decreto 1390 del ’38: una breve lettera del provveditore agli studi lo informava che, «essendo accertata appartenenza razza ebraica», era sospeso dal servizio dal 16 ottobre 1938. Sopravvissuto alle più gravi persecuzioni belliche, nell’ottobre ’45, la Divisione per l’Educazione del Gma di Trieste lo riammetteva all’insegnamento con un’assegnazione temporanea al «da Vinci».
Trasferitosi poi a Milano, gli si sarebbe aperta una luminosa carriera universitaria. Studioso di analisi matematica, applicata ai problemi attuariali, e del calcolo dei premi e riserve assicurative, Eugenio Levi ha pubblicato diversi studi e manuali di ragioneria. Morto nel 1969 all’età di 56 anni gli è stata intitolata la sezione matematica del Dipartimento di Economia dell’Università di Parma e in sua memoria è istituito un premio di laurea. Della storia di Levi si parlerà anche oggi nel corso dell'assemblea degli studenti, al liceo Galilei, che ospiterà anche una rappresentazione teatrale della compagnia Teatromuroquattro.
mi. br.

LUNEDÌ, 28 GENNAIO 2008

 

Folta partecipazione alla celebrazione solenne. Ravignani: sulla violenza nulla si può mai costruire

«Dalla memoria un futuro di pace»

In Risiera il giorno dedicato alla Shoah. Dipiazza: l’Italia fascista complice dei tedeschi

di Paola Bolis
Ricordare. Ricordare ancora sempre con forza, perché quella della Shoah è stata «la rappresentazione più spietata del male mai interpretata dall’uomo nell’epoca moderna», come ha detto il sindaco Roberto Dipiazza. Ricordare ancora sempre con forza, anche per «garantire il nostro futuro, il futuro del mondo democratico, aperto», ha aggiunto il rabbino capo della Comunità ebraica Itzhak David Margalit. E perché ogni giorno si rinvigorisca la lezione della Storia «che insegna - nelle parole pronunciate dal vescovo Eugenio Ravignani dopo avere citato «ebrei, italiani, sloveni, croati, serbi, donne e uomini di ogni fede che anche qui hanno trovato la morte per mano omicida» - che insegna come «sull’odio, sulla violenza e sull’ingiustizia nulla mai si potrà costruire».
Ripensare il passato per continuare a costruire il futuro.

Su questi due versanti si è svolta ieri mattina in Risiera la solenne celebrazione del Giorno della Memoria promossa dal Comune, presenti oltre un migliaio di persone. È stata evitata la frettolosità che lo scorso anno aveva caratterizzato la celebrazione, ridotta allora a una decina di minuti in cui erano state deposte corone sul metallo che indica quello che fu il forno crematorio del campo, tralasciando tanto i discorsi istituzionali quanto le preghiere nei vari riti. Stavolta in Risiera le parole sono tornate a fluire: Dipiazza, il rabbino capo Margalit, il Padre Nicolao per la Comunità greco orientale, il sindaco di Dolina Fulvia Premolin, il vescovo Ravignani (questi ultimi due hanno pronunciato i propri discorsi in italiano e sloveno)... Interventi, salmi, canti su cui aleggiavano anche le ombre dei bambini che dello sterminio furono vittime: quello che Auschwitz ridusse a cenere nel vento, cantato da Francesco Guccini e ieri evocato da un gruppo di giovani artisti della Casa della musica. E il piccolo Sergio De Simone, impiccato assieme agli altri bambini di Bullenhuser Damm dopo essere stato vittima degli esperimenti di Mengele. E ancora quel «paio di scarpette rosse per la domenica» ammucchiate tra le altre a Buchenwald, «di un bimbo di tre anni, forse tre e mezzo. Chi sa di che colore erano gli occhi bruciati nei forni. Ma il suo pianto lo possiamo immaginare, si sa come piangono i bambini», come recita la poesia di Joyce Lussu che una ragazzina, Nika Pregarc, ha letto assieme a un passo della «Lettera non scritta dalla prigione», in sloveno, di Karel Destovnik Kajuh.

Presenti, tra gli altri, i due sottosegretari Milos Budin ed Ettore Rosato, il prefetto Giovanni Balsamo, l’assessore Roberto Cosolini per la Regione, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, i sindaci dei Comuni minori, consiglieri comunali provinciali regionali. E con i loro labari le associazioni dei deportati, dei partigiani, dei volontari della libertà, dei caduti, quelle combattentistiche e d’arma, dei sindacati, del comitato internazionale del lager nazista della Risiera...

Dopo le corone il tempo degli interventi, tutti - si diceva - svolti tra memoria e futuro. Ponendo l’accento su chi fu responsabile. Sulla Germania nazista, ha scandito Dipiazza, «è caduto l’insostenibile peso della colpa. Ma i tedeschi non agirono da soli, trovarono un complice anche nell’Italia fascista che con l’adozione delle leggi razziali si indirizzò su una strada di non ritorno». E se «certo sarebbe ingiusto non ricordare anche chi ebbe il coraggio di disobbedire e di salvare la vita a migliaia di ebrei, ciò non può né assolvere, né giustificare una classe dirigente collusa con il nazismo».

Dal passato al futuro: perché «il pericolo è sempre dietro l’angolo e la nostra contemporaneità non funziona da freno inibitore», ha aggiunto il primo cittadino citando la «pulizia etnica» vissuta nel conflitto in ex Jugoslavia o «il capo di governo di uno Stato estero che di recente ha messo in discussione la Shoah nel tentativo di negare a Israele il diritto all’esistenza».
Anche per questo «chiediamo ai giovani di conoscere perché simili orrori non si ripetano, e perché si adoperino per sconfiggere ogni forma di esclusione, intolleranza, discriminazione», ha detto Premolin. La speranza, è intervenuto il vescovo Ravignani, è che «nasca una nuova umanità in cui la memoria purificata dal dolore si apra a percorrere le difficili vie della riconciliazione e il mondo ritrovi la bellezza della pace».

Un tema, questo del futuro, su cui si è espresso anche il rabbino Margalit, che ha ringraziato «tutti quelli che diedero una mano, un dito per aiutare a nascondere gli ebrei» mettendo a repentaglio anche la vita. Ma se settant’anni sono passati dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, sessanta - ha proseguito Margalit - sono trascorsi da quando l’Italia con le «leggi civili» divenne Repubblica e da quando fu creato lo Stato di Israele, a dimostrazione che «la cattiveria, dobbiamo ricordarlo, non può mai vincere».

 

Numerose le iniziative promosse da vari enti. La marcia silenziosa degli ex deportati

Al Coroneo lapide in ricordo di Palatucci

Onorato il questore di Fiume che salvò la vita a migliaia di ebrei

La giornata di ieri non si è consumata nella sola cerimonia a San Sabba. Nella prima mattinata al carcere di via del Coroneo è stata scoperta una lapide in memoria di Giovanni Palatucci, questore di Fiume che salvò circa cinquemila ebrei, a cura dell’omonima associazione della Polizia di Stato. Dall’edificio è partita in seguito la marcia silenziosa degli ex deportati conclusa alla stazione centrale, dove è stata deposta una corona. Nel pomeriggio altre iniziative promosse da più enti, tra cui la presentazione di un libro su Palatucci promossa dal Comune, lo spettacolo «I due lati del cerchio» al teatro Bobbio con il contributo della Provincia, un «Concerto per il Giorno della Memoria» in Sala Tripcovich. Forte, anche quest’anno, la risposta alle celebrazioni.

Nella sola giornata di ieri la Risiera è stata visitata da 2400 persone, e cinquemila sono quelle che da giovedì a ieri sono entrati nell’ex campo di concentramento, oggi monumento nazionale.
E intanto, il tema della caduta dei confini è riecheggiato più volte ieri quale tassello per un futuro di pace nella cerimonia solenne tenuta a San Sabba, in quello che fu l’unico campo di concentramento nazista in Italia dotato di forno crematorio.

Ora che i confini sono caduti, ha detto il rabbino capo della Comunità ebraica Itzhak David Margalit, «auguro a me e a voi che abbiamo il coraggio, tutti, di fare cadere i confini tra gli uomini, perché cattolici, ebrei, arabi, non importa: siamo tutti creazione del Signore». Su un altro piano, naturalmente, il tema dei valichi abbattuti è affiorato anche nell’intervento del sindaco Dipiazza, che dopo avere ricordato come Trieste debba «parte del suo sviluppo economico, sociale e culturale alla comunità ebraica che con molti dei sui rappresentanti è stata protagonista di alcuni dei passaggi più importanti della storia cittadina» ha parlato di una città «che oggi vuole vivere il presente con la consapevolezza di avere ritrovato all’interno delle sue componenti etniche e religiose quell’originario spirito di convivenza, esente da odi e diffidenze, che le è sempre appartenuto. In tal senso - ha aggiunto - la caduta dei confini e l’adozione della normativa di tutela per la minoranza slovena hanno contribuito a condurre verso la pacificazione quegli animi feriti dai fatti dell’ultimo dopoguerra».E dal tempo della Shoah «molta strada è stata fatta», ha detto il sindaco di Dolina Fulvia Premolin: «Dove c’erano conflitti, genocidi e stermini oggi ci sono politiche comuni. Dove c’erano dissidi e diaspore oggi tra comunità c’è amicizia, condivisione di ideali: convivenza».

Una cerimonia densa di riflessioni, quella alla Risiera, che dopo l’assenza di parole dell’anno scorso ha riportato la celebrazione «nel parametro giusto - è stato il commento del presidente della Comunità ebraica Andrea Mariani - di equilibrio istituzionale, con folta presenza e interventi importanti e significativi».

 

MUSICA Appuntamento con la stagione del «Verdi» per il Giorno della Memoria

Nel concerto diretto da Paolo Longo ritorna la «Rapsodia» di Vito Levi

TRIESTE Si inserisce tra le manifestazioni promosse dal Comune di Trieste per il Giorno della Memoria anche l'omaggio del Teatro Verdi, che ha voluto riservare all'evento il secondo appuntamento della stagione concertistica appena inaugurata. Modulato su un riuscito connubio di versi, recitati dall'attore Mariano Dammacco, e musica, affidata all'Orchestra del Teatro Verdi diretta dal maestro Paolo Longo, il programma del concerto di ieri in Sala Tripcovich ha avuto il merito di proporre all'ascolto, dopo l'«Adagio per archi op.11» di Barber, due brani in prima esecuzione come «Memoriam» di Alessandro Solbiati e la «Sinfonia n. 3 delle Campane» di Malipiero, accanto alla ripresa, dopo più di trent'anni dall'ultima esecuzione, della «Rapsodia in memoriam» di Vito Levi.
Interprete sensibile e attento del repertorio contemporaneo, il gesto volto a cogliere le nuances timbriche più raffinate e i contrasti ritmici che colorano le diverse partiture, ancora una volta Paolo Longo ha saputo galvanizzare la compagine orchestrale che, nelle sue mani, è divenuta strumento duttile e preciso per sottolineare sia l'atmosfera umbratile del brano di Solbiati che si spegne sulla melanconica voce del violoncello quanto il sinfonismo di largo respiro che connota le partiture di Levi e Malipiero.
Maestro Longo, un altro concerto ben riuscito che testimonia il buon feeling tra lei e l'orchestra...
«È vero, con quest'orchestra, che è molto seria e fatta di ottimi professionisti, io ho un ottimo rapporto e, in quest'ultimo anno da quando sono tornato a Trieste, ho avuto il piacere di lavorare assieme con buon risultato altre due volte. In questo caso il programma non era lunghissimo ma di grande impegno».
Il filo conduttore che lega questi brani è la memoria...
«Assolutamente sì anche se in senso metaforico. Il brano di Solbiati parte da un concetto di memoria abbastanza slegato da fatti storici, in quanto è un omaggio al suo insegnante Franco Donatoni, attraverso l'ultimo contrappunto dell'arte della fuga di Bach di cui ci sono dei frammenti, delle particelle che vengono fatte gravitare in tutto il pezzo, sopra il quale si sviluppa il suo discorso musicale che viene sovrapposto fino ad arrivare a dei momenti veramente drammatici. Passando poi a Levi, il suo brano è quello che tocca più nevralgicamente il fondamento di questa giornata in quanto riflette la persecuzione che l'autore ha dovuto subire sulla sua pelle in quanto braccato dalla Gestapo. Composto dopo aver sentito gli echi dei primi pogrom nazisti, strutturalmente è molto ben scritto e si avvicina al poema sinfonico d'impronta mahleriana ma con certe melopee che possono ricordare pure alcune musiche di tradizione ebraica».
E poi c'era anche un autore bistrattato come Malipiero...
«È il grande assente fin dal dopoguerra. La suggestione che avvolge l'opera nasce l'otto settembre 1943, quando sentì suonare le campane di San Marco a Venezia ma aveva capito che erano campane a lutto. Ultimata nel febbraio del 1945, ricorda Mahler e, particolare curioso, non ci sono le campane. A un certo punto la strumentazione prende delle risonanze che possono ricordarle ma, in realtà, le le campane sono una metafora dell'anelito alla luce e alla pace».
Da sempre lei è uno strenuo sostenitore della musica moderna e contemporanea. Ma come nasce questa passione?
«Ho cominciato a studiare musica relativamente tardi, all'età di 14 anni, e fin da allora ero interessato a questo tipo di musica. Accanto a Bach e Beethoven studiavo anche Hindemith, Shostakovic e ascoltavo molto radio perché le cose che mi sono più vicine nascono agli inizi del Novecento ed arrivano fino ad oggi».
Quali sono i suoi autori preferiti?
«Ho avuto una grande cotta per Stravinskij ma anche per Dallapiccola, mi affascina Messiaen, che ho avuto modo di conoscere seguendo diversi suoi lavori, e Franco Donatoni che è la mia grande passione. Mi piace tutto ciò che ha fatto, ne capisco il senso e mi identifico pure nel suo pensiero filosofico, alquanto intricato come molti lati della mia personalità».
Lei è anche compositore. Quando ha incominciato?
«Fin dall'inizio degli studi anche se, in realtà, fino a 35 anni ho sempre gettato via tutto quello che scrivevo. Poi la vittoria, nel 2003, al Concorso Grieg di Oslo e da lì la svolta, ho iniziato ad avere commissioni, a vincere altri 15 concorsi e a lavorare soprattutto come compositore».
Come definirebbe la sua musica?
«Non mi interessa l'avanguardia ma amo il climax, le atmosfere in alcuni casi molto contrastanti, in altri più sfumate. La mia è una scrittura non tonale in cui, alla base, cìè sempre qualche frammento storicizzato che può essere Monteverdi, Schumann ma anche John Coltrane».
Cosa auspica per il suo futuro?
«Soltanto di continuare a lavorare come ora e, a tale proposito, devo ringraziare la direzione del Teatro Verdi che ha dato ampia dimostrazione di apertura nei confronti della musica contemporanea».
Patrizia Ferialdi

DOMENICA 27 GENNAIO 2008

 

Ieri la fiaccolata dal Grezar a San Sabba

Giornata della Memoria oggi alla Risiera la cerimonia solenne

di Daniele Benvenuti
Il 27 gennaio 1945 le truppe alleate abbattevano i cancelli di Auschwitz. Quest’oggi, a 63 anni da quella data, Trieste conclude con una lunga serie di appuntamenti tra cui la cerimonia solenne alla Risiera le quattro giornate dedicate alle celebrazioni relative al «Giorno della memoria».
Il primo momento dedicato al ricordo prenderà il via alle 8.30 con la scoprimento di una lapide in via Coroneo 26 e una cerimonia religiosa in memoria del questore Giovanni Palatucci. Alle 9.15 si snoderà invece una marcia silenziosa degli ex deportati che, dal Coroneo, giungerà fino alla stazione dove alle 10 sarà deposta una corona d’alloro ai piedi della lapide che ricorda la partenza dei convogli verso i campi nazisti.
Alle 11 cerimonia solenne con riti religiosi nella Risiera di San Sabba. Saranno esibiti i gonfaloni di Trieste, Muggia, della Regione e di Duino Aurisina.È prevista la deposizione di corone e, a seguire, l'esecuzione del brano «Auschwitz» di Francesco Guccini. Infine, gli interventi del sindaco Roberto Dipiazza e del primo cittadino di Dolina-San Dorligo, Fulvia Premolin.

Alle 15, sullo schermo del Miela, sarà proiettato «Nelle nostre stesse mani» di Chuck Olin. L’appuntamento proseguirà alle 16.30 con lo spettacolo multimediale per soprano, voce recitante e ensemble «Musiciste su Auschwitz… quando poi cominciammo a cantare» di Ornella Bonomelli. Stesso orario d’inizio, nel Teatro Bobbio, per «I due lati del cerchio» con le testimonianze di ex deportati. Alle 17 alla Risiera presentazione della biografia di Giovanni Palatucci, «Capuozzo, accontenta questo ragazzo», scritta da Angelo Picariello.

Gli appuntamenti proseguiranno alle 18 con il «Concerto per il Giorno della memoria» che alla Tripcovich vedrà impegnata l'Orchestra del Verdi. Alle 20.30 il Circolo Arci 24/b di via San Michele proietterà «Akropolis» e alle 21.30 il documentario «L’altro ieri». Alle 20, infine, nella chiesa di Santo Spirito a Duino serata di musica e poesia bilingue.
Grande adesione, nel tardo pomeriggio di ieri, alla «Fiaccolata per la memoria, la pace e la convivenza» partita dal piazzale antistante il Grezar e giunta fino al piazzale interno della Risiera per un’esibizione del Coro partigiano triestino «Pinko Tomazic». Brani recitati e cantati con deposizione di fiori. In conclusione, anche le premiazioni del «1° Premio internazionale di poesia della Resistenza» organizzato dall'Associazione culturale «Il pane e le rose». Il riconoscimento, una grafica di Doriana Mitri, è andato a Gianni D’Elia.

Prodotta da Insieme all’Opera

Musiciste per Auschwitz oggi al Teatro Miela

TRIESTE Nell'ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria, va in scena oggi alle 16.30 al Teatro Miela «Quando poi cominciammo a cantare» ovvero «Musiciste per Auschwitz» per soprano, voce recitante ed ensemble strumentale prodotto da Insieme all'Opera di Falconara Marittima con musiche originali dell'associazione Artemusica Compositrici per le Marche. Uno spettacolo interamente al femminile ispirato alla vicenda di Fania Fenelon e alla sua testimonianza sulla detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dal gennaio '44 alla fine della guerra.
Ad Auschwitz, Fania (cantante) entrò a far parte dell'unica orchestra femminile di tutti i campi di concentramento della Germania, diretta da Alma Rosè, eccezionale violinista ebrea, nipote di Gustav Mahler. Lo spettacolo rievoca le memorie di Fania che ricorda, con le compagne sopravvissute, gli episodi più toccanti dell'internamento tra momenti di disperazione, paura, nostalgia, ma anche di speranza, di piccole felicità, di grande fratellanza, di volontà e senso di attaccamento alla vita.

SABATO 26 GENNAIO 2008

 

Giorno della Memoria, seconda giornata di celebrazioni con Dipiazza e Bassa Poropat. L’intervento di Volli (Comunità ebraica)

«Perdonare, ma dimenticare mai»

Il ministro Fioroni in Risiera ha premiato le scuole vincitrici del concorso nazionale sulla Shoah

di Daniele Benvenuti

«Perdonare possiamo, comprendere no, dimenticare mai». Le parole di Enzio Volli, rappresentante della Comunità ebraica di Trieste, sono state accolte da uno scrosciante applauso dalla platea che ieri mattina ha partecipato alla cerimonia organizzata nella Risiera di San Sabba nella seconda giornata delle celebrazioni relative al Giorno della memoria.
Per Trieste e il suo restaurato monumento nazionale una ribalta sotto gli occhi dell’intero Paese anche per la presenza del ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha partecipato all’importante momento di riflessione nonostante la crisi di governo.

«Se comprendere l’abisso di male alle radici della Shoah è impossibile, conoscere è necessario» ha commentato, rivolto agli studenti protagonisti del concorso «I giovani incontrano la Shoah», provenienti da tutta la penisola. Il ministro ha anche chiesto «scusa ai cittadini italiani ebrei per le leggi razziali. È giusto chiedere scusa e provare immensa vergogna», ha spiegato Fioroni: «Il Paese vive una terribile emergenza educativa che coinvolge non solo la scuola ma anche famiglie e società. In un Paese che rimuove la distinzione tra bene e male, fenomeni come la Shoah sono possibili».

Una cerimonia ricca di parentesi emotivamente intense che aveva preso il via con una lezione di Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano. Quindi, nell’affollata sala al primo piano della Risiera, l’inizio dei lavori coordinati da Marcello Pezzetti (Cdec) e caratterizzati anche dagli interventi musicali del Coro partigiano Pinko Tomazic e delle Scuole ebraiche di Roma e Trieste.

Tra le numerose autorità religiose, civili e militari, il primo a prendere la parola è stato il sindaco Roberto Dipiazza: «Questo appuntamento riconosce come la Risiera costituisca una testimonianza nazionale dopo i crimini della follia nazista e di un’ideologia che trovò in Italia complicità politica». Poi, dopo aver esaltato valori «come libertà ed eguaglianza», il primo cittadino ha invitato a «non permettere mai che i ricordi si appannino dietro una patina di ignoranza e indifferenza».

Maria Teresa Bassa Poropat, presidente della Provincia (da ieri gemellata con quella di Palermo per il comune impegno nel campo dei diritti umani), ha evidenziato come la Risiera sia «un luogo spoglio che descrive privazioni e sofferenze di chi vi è stato rinchiuso e privato della vita. Trieste ha un primato amaro, forte monito verso qualsiasi forma di intolleranza».
Alessandro De Lisi (Unione delle Province d’Italia) ha invece ricordato che «l’Europa è nata un minuto dopo la chiusura dei campi come questo» mentre l’assessore regionale alla cultura, Roberto Antonaz, ha rimarcato che «il dovere di non dimenticare il passato deve valere prima di tutto nei confronti dei più giovani. A Trieste e nel Friuli Venezia Giulia i veleni ideologici dei nazionalismi hanno scritto alcune delle pagine più tragiche della storia d’Europa».

Itzhak David Margalit (rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste) e il vescovo Eugenio Ravignani hanno quindi presieduto riti religiosi in lingua italiana e slovena. Infine Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, ha invitato a fare della memoria della Shoah «parte di un processo di formazione che dia gli strumenti ai giovani per un futuro migliore», prima di contrapporre tra loro «il significato negativo del 70° della promulgazione delle leggi razziali e quello positivo del 60° della promulgazione della Costituzione». Presenti anche i sottosegretari all’Interno, Ettore Rosato, e all’Istruzione, Letizia De Torre, il prefetto Giovanni Balsamo, l’assessore comunale all’educazione, Giorgio Rossi, e i consiglieri regionali Cristiano Degano, Sergio Lupieri («Trieste ha il dovere e l’obbligo di non perdere la memoria») e Bruno Zvech che ha ricordato «l’annichilimento di un intero popolo e di tutti i deportati italiani. Sarebbe un bel segnale fare della Risiera un riferimento internazionale».
L’ausilio di audiovisivi ha accompagnato le premiazioni dell

scuole vincitrici del concorso dedicato al dramma della Shoah che ha coinvolto circa 15mila studenti di tutta Italia. Sul palco gli alunni della scuola primaria Micheloni di Aulla (Massa Carrara), dell’Istituto comprensivo di Ortonovo (La Spezia) - scuola media statale Ceccardo e dell’istituto d'arte Mengaroni di Pesaro. I giovanissimi ospiti hanno anche visitato la Risiera per poi realizzare un «Albero della Memoria» depositando lumini e sassi sul forno crematorio, dimostrando di conoscere bene la storia dell’edificio e sottolineando, nonostante le diverse varie fasce d’età, che nelle rispettive zone di provenienza la struttura di San Sabba è nota anche ai loro coetanei dopo un intenso lavoro di preparazione dietro i banchi.

Fioroni, prima di ripartire, ha accompagnato l’esecuzione di «Auschwitz» di Francesco Guccini cantando il motivo intonato dal coro Tomazic. «La scuola cercherà di fare di più con la revisione dei programmi per la terza media - ha poi anticipato - Anno che in futuro sarà dedicato alla conoscenza del ’900. Abbiamo voluto consegnare i premi a Trieste, nell’unico campo di sterminio in Italia, perché come è giusto conoscere i luoghi della vergogna europei, altrettanto giusto è conoscere quelli italiani». Il ministro ha infine deposto un mazzo di rose bianche nel piazzale dedicato alla memoria di Sergio De Simone, il bimbo ebreo di sette anni ucciso ad Amburgo dopo essere stato deportato in Risiera e transitato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Al fianco di Fioroni anche le cugine del piccolo Sergio, Andra e Tatiana Bucci.


MUSICA Domani alla Sala Tripcovich

Il Giorno della Memoria in un concerto del Verdi diretto da Paolo Longo

TRIESTE Anche la musica avrà il suo pensiero per il Giorno della Memoria, nelle manifestazioni del Comune di Trieste. Glielo serba il Teatro Verdi, con un concerto incastonato nella Stagione concertistica, da poco felicemente tenuta a battesimo dal recital di Grigory Sokolov. Domani, alle ore 18, nella Sala Tripcovich il maestro Paolo Longo dirigerà l’Orchestra del «Verdi» in un repertorio che prevede anche una voce recitante, quella di Mariano Dammiacco. Autore, attore e regista di opere liriche, è il più giovane vincitore del Premio Eti/Scenario ed è stato fra gli interpreti di «Totem», spettacolo realizzato con Alessandro Baricco e Gabriele Vacis.
Il Concerto per il Giorno della Memoria si aprirà con l’Adagio per archi op. 11 di Samuel Barber. Seguiranno «Memoriam» di Alessandro Solbiati, apprezzato compositore a livello nazionale ed internazionale, «Rapsodia in memoriam» di Vito Levi e la Sinfonia n. 3 «Delle Campane» di Gian Francesco Malipiero, prima esecuzione per la Fondazione Teatro Verdi.
Nella fucina del teatro, frattanto, il direttore artistico Umberto Fanni ha l’attenzione rivolta a nuovi progetti e migliorie.
«La stagione concertistica ha avuto un inizio in grande stile con Grigory Sokolov, – dice – e altrettanto sarà la chiusura con Uto Ughi, amatissimo dal pubblico di Trieste. Lo abbiamo chiamato anche per avere un suo autorevole consiglio dal punto di vista dell'acustica, verso la quale è molto sensibile. Il sovrintendente sta lavorando molto in tal senso, perché il pubblico ha il diritto di godere del suono nella maniera più completa. Abbiamo dato l’incarico ad una ditta di costruire una nuova camera acustica, che verrà appunto testata dal maestro Uto Ughi proprio in occasione del concerto del 21 maggio. Avrà poi la sua piena operatività nella stagione sinfonica che si terrà dal settembre di quest'anno».
Frattanto è in arrivo «Iris», per la stagione lirica.
«È un'opera meravigliosa di Mascagni, che ha dei momenti molto particolari come l'Inno al Sole, dove è protagonista il nostro coro, considerato tra i migliori. Avremo a Trieste per la prima volta Nello Santi, una delle icone viventi della direzione d'orchestra, che ci onora della sua presenza in quest’opera messa in scena da un grandissimo regista, Federico Tiezzi, con un cast di giovani talenti. Questo teatro vuol portare avanti una strategia in favore dei giovani».
In che modo?
«Nel corso di un anno abbiamo avuto più di 300 audizioni con giovani cantanti, ed altre ne stiamo facendo, per dare spazio a nuovi talenti che diversamente avrebbero grosse difficoltà ad inserirsi nel mondo della lirica. Inoltre, c'è un progetto che si sta concretizzando in collaborazione con l'Università degli Studi di Trieste, ed è un master per laureati sul “Music and Opera Management”».
Quando prenderà il via?
«Probabilmente con l'inizio del prossimo anno accademico. In questi giorni stiamo verificando con il rettore dell'Università quali facoltà potranno essere coinvolte nel master, che è innovativo e credo unico in Italia. Perché riguarderà la progettazione artistica del teatro musicale in Italia e in Europa, e avrà lo scopo di formare figure professionali in possesso di specifiche competenze giuridiche, economiche, organizzative e artistico-gestionali, per operare dinamicamente nel settore musicale. Sarà anche un'apertura nei confronti del pubblico giovane. A seguito del master ci saranno degli stages che offriranno ai partecipanti la possibilità di frequentare i teatri lirici in Italia e in Europa, e quindi di entrare in un mercato che ha grande carenza di risorse umane».
Maria Cristina Vilardo

VENERDì 25 GENNAIO 2008

 


Continuano le celebrazioni: domani la fiaccolata per la pace e la convivenza, domenica la cerimonia. Polemica Dipiazza-Bertinotti

Giorno della Memoria, oggi Fioroni in Risiera

Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, è atteso questa mattina nell'area della Risiera di San Sabba per prendere parte alla seconda giornata delle celebrazioni relative al «Giorno della Memoria»

di Daniele Benvenuti

Fioroni rappresenterà il governo nel corso dei momenti di riflessione in calendario nel ristrutturato monumento nazionale. Un appuntamento che, insieme a quello previsto al Quirinale, metterà Trieste sotto i riflettori dell’intero Paese. Le iniziative odierne prenderanno il via alle 9 con una lezione tenuta da Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica e contemporanea di Milano. Alle 10.15 la premiazione del concorso nazionale «I giovani incontrano la Shoah» alla presenza di Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane. I riconoscimenti andranno alla scuola primaria «Micheloni» di Aulla (Massa), all'Istituto comprensivo di Ortonovo (La Spezia) rappresentato dalla Scuola media statale «Ceccardo», e all’Istituto d'arte «F. Mengaroni» di Pesaro. Oltre agli interventi delle autorità, sono previsti anche momenti musicali a cura della Scuola ebraica di Roma e del Coro partigiano di Trieste. Quindi i riti religiosi ebraico e cattolico, in italiano e sloveno. Alle 12.15 gli studenti saranno divisi in gruppi per essere accompagnati dagli operatori dei Civici Musei di Storia e Arte a visitare la Risiera. Al termine realizzeranno un «albero della memoria» depositando un lumino e un piccolo sasso sul luogo dove sorgeva il forno crematorio. Alle 13.15, infine, sarà quindi inaugurata la mostra «Il lager di Bolzano», realizzata dall'assessorato alla Cultura del centro altoatesino.

DOMANI Dalle 9 alle 19 sui muri della Risiera saranno proiettate interviste agli ex deportati. Alle 17, con partenza dal piazzale antistante l'ex stadio Grezar, si svolgerà la «Fiaccolata per la memoria, la pace e la convivenza» che si concluderà davanti alla Risiera con un'esibizione del Coro partigiano «Pinko Tomazic», promotore dell’evento insieme a Anppia, Anpi e Aned. Infine, le premiazioni del premio nazionale di poesia della Resistenza «Il pane e le rose».

DOMENICA Alle 8.30 sarà scoperta una lapide al Coroneo in memoria del questore Giovanni Palatucci. Alle 9.15 partirà una marcia silenziosa degli ex deportati verso la stazione. La cerimonia solenne in Risiera è prevista per le 11. Nel pomeriggio presentazione della biografia di Palatucci, scritta da Angelo Picariello. Alle 16.30, patrocinato dalla Provincia, il Teatro Bobbio ospiterà lo spettacolo «I due lati del cerchio» con le testimonianze di due ex deportati. Ieri, intanto, la presidente della Provincia Bassa Poropat ha chiuso il consiglio provinciale straordinario ospitato dall’aula magna del Liceo «Dante» davanti agli studenti. «La scuola - ha detto - è il luogo più adatto per approfondire e dibattere tematiche così importanti».

LA POLEMICA In serata Dipiazza ha risposto in una nota al presidente della Camera Bertinotti, che aveva denunciato la «grave fatiscenza» della Risiera. «Con tutto il rispetto - così il sindaco - devo constatare che l’onorevole Bertinotti è del tutto disinformato. Proprio in questi giorni abbiamo ultimato i lavori e la struttura è perfettamente agibile, come peraltro lo era anche prima».

Lo spazio intitolato con una cerimonia a uno dei venti bambini di Bullenhuser Damm, assassinato il 20 aprile del 1945
Dipiazza: «Bisogna parlare di quello che è stato e delle sofferenze di milioni di persone senza permettere che ricordi e testimonianze si appannino con il tempo»

A San Sabba il «piazzale Sergio De Simone»

Morì a 7 anni vittima di Mengele. La cugina: «Mi salutò dal treno merci che lo portava via

«Ricordo bene l’ultima volta che ho visto Sergio, mentre mi salutava con la manina dal treno merci in partenza da Auschwitz verso Amburgo. Non lo avrei rivisto mai più». Una testimonianza drammatica quella di Andra Bucci, cugina del bambino ebreo Sergio De Simone alla memoria del quale è stato intitolato ieri mattina il piazzale in prossimità della Risiera di San Sabba
«Per non dimenticare mai le tenebre alle quali la ferocia dell'uomo è stata capace di arrivare»: il sindaco Roberto Dipiazza ha introdotto la cerimonia con queste parole. «Non c'è delitto più vile di quello contro i bambini» ha aggiunto il primo cittadino nel ripercorrere la tragica storia della piccola e innocente «vittima dell'odio razziale».
Alla scopertura della lapide erano presenti anche il fratello di Sergio, Mario De Simone, affiancato dalle cugine Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute all'inferno di Auschwitz-Birkenau. Numerose le autorità religiose, militari e civili tra le quali anche il vicesindaco e presidente della Commissione toponomastica, Paris Lippi, gli assessori alla Cultura e ai Lavori pubblici, Massimo Greco e Franco Bandelli, il prefetto Giovanni Balsamo, il questore Domenico Mazzilli e numerosi consiglieri comunali per una partecipazione trasversale. Presenti anche Andrea Mariani (presidente della locale Comunità ebraica) e Adriano Dugulin, direttore dell'Area Cultura e dei Civici Musei di Storia e Arte.
Nel corso del suo intervento Dipiazza ha ripercorso la breve vita di Sergio De Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937 e morto ad Amburgo il 20 aprile 1945. Deportato alla Risiera e poi ad Auschwitz-Birkenau, fu uno dei 20 bimbi assassinati a Bullenhuser Damm, vittime dell'inganno del dottor Mengele. Questi, con la falsa domanda «Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti», lo avviò infatti come cavia umana alle sue atroci sperimentazioni segnando senza scampo un drammatico destino.
Dipiazza ha ringraziato il vicesindaco Lippi e Luisa Fazzini (presidente dell'Associazione Italia-Israele di Trieste) per aver mantenuto vivo il ricordo del piccolo e aver lavorato per dedicargli un piazzale che possa testimoniare la drammatica storia. «Bisogna parlare di quello che è stato - ha aggiunto il sindaco - e delle sofferenze subite da milioni di persone senza permettere che ricordi e testimonianze si appannino con il tempo. Perché il pericolo è sempre dietro l'angolo, anche nelle parole improvvide di qualche capo di governo estero che recentemente ha persino messo in discussione la Shoah. Proprio la figura del piccolo Sergio - ha concluso - ci insegna che dobbiamo porre un argine invalicabile: a nessuno deve essere consentito di mettere più in discussione principi come eguaglianza e libertà, valori fondanti e inviolabili della nostra Costituzione. Come inviolabili devono essere i bambini».
Mario De Simone ha invece sottolineato come anche «la crudeltà contro i 20 bimbi tra i quali c'era anche Sergio, fu varata da leggi di uno stato sovrano e in piena legalità. Ciò ci richiama a una riflessione di vigilanza democratica, affinché tutto ciò non si ripeta».
Tatiana Bucci vive a Bruxelles e torna spesso a Birkenau ma «solo qui a Trieste - spiega - mi emoziono in maniera particolare. Un’emozione che quasi non riesco a sopportare». Andra risiede invece a Padova. «Sergio era tornato da Napoli a Fiume insieme alla mamma dopo la partenza del papà per la guerra. Era sera tardi e già dormivamo quando mia madre ci svegliò e ci fece vestire in fretta. Erano venuti a prenderci».
da.ben.

GIOVEDì 24 GENNAIO 2008



Completati in tempo i lavori di ristrutturazione del monumento nazionale: sono durati 22 giorni e costati 230mila euro


Giorno della Memoria: celebrazioni da oggi


Domani la visita del ministro Fioroni alla Risiera, domenica la cerimonia

Cominciano oggi i quattro giorni di celebrazioni organizzate alla Risiera di San Sabba per la Giornata della Memoria. Ogni giorno nel monumento nazionale ristrutturato in tempo è previsto almeno un appuntamento significativo in vista della cerimonia di domenica.
OGGI. Stamani alle 9.30 la sala conferenze della Risiera ospiterà la tavola rotonda «Settanta anni fa le leggi razziali: il punto storiografico». Alle 12 seguirà la cerimonia di intitolazione del piazzale (vedi box a fianco). Alle 16.30 «La memoria sono loro», proiezione sui muri della Risiera, di interviste a ex deportati.
DOMANI. Tra i vari appuntamenti alle 10.30 alla presenza del ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni saranno premiati i vincitori del concorso nazionale «I giovani incontrano la Shoah».
SABATO. Dalle 9 alle 19 sui muri della Risiera saranno proiettate le interviste agli ex deportati.
DOMENICA. La Giornata della Memoria si aprirà alle 8.30 quando al Coroneo verrà scoperta una lapide dedicata alla memoria del questore Giovanni Palatucci. Alle 9.15 partirà dal carcere una marcia silenziosa degli ex deportati verso la stazione. La cerimonia solenne alla Risiera inizierà alle 11. Parteciperanno autorità civili, militari e religiose. Nel pomeriggio verrà presentata la biografia di Palatucci, realizzata da Angelo Picariello.
IL CANTIERE. Ieri sono stati presentati i lavori effettuati alla Risiera. Gli interventi alla struttura del monumento nazionale sono stati completati in 22 giorni, per un costo totale di 230mila euro, ai quali andranno sommati i 40mila già messi da parte per l’inserimento delle uscite di sicurezza nell’area museale. Niente più impalcature, insomma, nemmeno lungo le pareti esterne.
L’operazione, affidata a una ditta esterna con la supervisione dei funzionari comunali, si è articolata «prima nella pulizia delle parti interessate attraverso un’idropulitrice a pressione, seguita poi dal rinzaffo con calce e cocciopesto e infine dal fissaggio con materiali di silicato di etile», ha spiegato l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Franco Bandelli. Inoltre, i tecnici hanno ultimato la messa in sicurezza della ringhiera all’apice della torre interna. «Ringrazio tutti coloro che hanno provveduto a ultimare i lavori in tempo per l’inizio delle celebrazioni», ha osservato l’assessore alla Cultura, Massimo Greco, affiancato dal direttore dei civici musei di storia e arte Adriano Dugulin.
L’INVITO AL PAPA. Bandelli ha voluto lanciare un messaggio al sindaco: «Mi farò promotore con Dipiazza affinché inviti Papa Benedetto XVI a Trieste il prossimo anno, magari nel periodo compreso proprio fra la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo, ovvero tra il 27 gennaio e il 10 febbraio, per visitare anche quegli storici luoghi simbolo che sono la Risiera di San Sabba e la Foiba di Basovizza». «Il grado di civiltà dei popoli - ha affermato Bandelli - si vede da quanta attenzione gli stessi riservino al loro passato. Dopo aver ridato dignità alla Foiba, accade lo stesso con un altro monumento di interesse nazionale come la Risiera. In un periodo in cui si parla tanto di riconciliazione fra i popoli, collegandola pure alla recente caduta del confine con la Slovenia, e vedendo come vi sia ancora chi fa polemica sull’esposizione dello striscione di solidarietà al Papa sulla facciata del municipio, ritengo sia giusto chiedere al sindaco di invitare il Pontefice in città il prossimo anno». Per il momento, nessuna risposta ufficiale è arrivata dal primo cittadino.


MERCOLEDì 23 GENNAIO 2008



Domenica la cerimonia solenne a San Sabba


Giornata della Memoria, il ministro all’Istruzione Fioroni venerdì in Risiera con i giovani

Quattro giorni di incontri e cerimonie per ricordare il dramma delle persecuzioni naziste che a Trieste, sede dell’unico campo di sterminio in Italia dotato di forno crematorio, hanno lasciato ferite particolarmente profonde. È ampio il programma delle iniziative legate alla Giornata della Memoria del 27 gennaio. Iniziative a cui parteciperà anche il responsabile del dicastero dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni.
Il ministro sarà in Risiera venerdì mattina per la premiazione del concorso nazionale per le scuole «I giovani incontrano la Shoah», bandito in collaborazione con l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Fioroni assisterà inoltre all’inaugurazione della mostra sul lager di Bolzano organizzata dal Comune alto- atesino e alla realizzazione dell’Albero della memoria da parte degli studenti, che depositeranno un lumino e un sasso sul forno crematorio.
Ma le iniziative a San Sabba inizieranno già domattina con una tavola rotonda dedicata ad un particolare anniversario. «Esattamente 70 anni fa venivano promulgate le leggi razziali - ha spiegato l’assessore municipale alla Cultura, Massimo Greco, illustrando il programma assieme al direttore dei Civici musei, Adriano Dugulin- . E come Comune, d’intesa con la Commissione per le celebrazioni in Risiera, abbiamo ritenuto doveroso promuovere una riflessione su quella che è stata indiscutibilmente una pagina nera della storia italiana, invitando a Trieste storici di calibro nazionale».
Sempre domani si svolgeranno la cerimonia di intitolazione del piazzale vicino alla Risiera a Sergio De Simone, il bambino di 8 anni ucciso a Bullenhuser Damm nel 1945 dopo aver subito i brutali esperimenti del dottor Mengele, e la conferenza del direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, Michele Sarfatti.
Cuore delle celebrazioni sarà comunque la giornata di domenica 27 gennaio. Alle 8,30 al Coroneo verrà scoperta una lapide in memoria del questore Giovanni Palatucci, a cui sarà anche dedicata una mostra visitabile già da domani. Dal carcere poi, alle 9.15, partirà la marcia silenziosa degli ex deportati verso la stazione, dove verrà anche deposta una corona del Comune a ricordo della partenza dei convogli verso i campi sterminio. Alle 11 inizierà la cerimonia solenne in Risiera, nella quale prenderanno la parola autorità civili e religiose, e a cui seguirà, nel pomeriggio, la presentazione della biografia di Palatucci alla presenza dell’autore Angelo Picariello e del giornalista Toni Capuozzo. Per tutta la durata delle celebrazioni, infine, saranno organizzate visite guidate gratuite in Risiera e proiezioni, sui muri del monumento, di testimonianze di ex deportati.
m.r.

DOMENICA 20 GENNAIO 2008

 


Mostra e testimonianze: Gradisca celebra la Giornata della memoria

GRADISCA Due giorni per non dimenticare e per ribadire il rifiuto
totale al delirio di un’ideologia: a Gradisca la Giornata della memoria
è ormai alla quindicesima edizione. Il comune isontino è stato infatti
il primo in regione, e uno dei primi in Italia, ad onorare le vittime
dell’Olocausto e del nazifascismo prima ancora che l’appuntamento
assumesse una valenza nazionale. Una celebrazione sentita e dovuta,
visto anche il forte legame di Gradisca alla comunità israelitica,
presente per quasi tre secoli e le cui tracce sono tuttora facilmente
riconoscibili nel ghetto in pieno centro storico e del cimitero,
caratterizzato dalle tipiche stele della tradizione ebraica. Era il
1993 quando l’allora amministrazione-Fabris, a seguito dell’improvvisa
ricomparsa in Germania di focolai neonazisti che sfociarono nella
profanazione di numerosi cimiteri ebraici, coniò la manifestazione
«Sotto lo stesso cielo»: una toccante fiaccolata si snodò dal cimitero
ebraico di via dei Campi sino al centro cittadino. Un tema talmente
sentito dagli amministratori, quello della pace, che l’allora sindaco
Fabris scrisse fra l’altro di suo pugno una lettera di plauso
all’allora premier israeliano Ytzhak Rabin, al leader palestinese
Yasser Arafat e al presidente Usa Bill Clinton, protagonisti degli
accordi di Oslo che nel ’93 parevano poter segnare una svolta nel
conflitto in Terra Santa. La lettera autografa di risposta inviata da
Rabin, che verrà assassinato due anni dopo, è tuttora conservata a
palazzo Torriani. Anche questo anno il Comune darà vita a diverse
iniziative, in collaborazione con il Centro di ricerca storica Leopoldo
Gasparini, gli istituti scolastici e la locale sezione Anpi. Il 26
gennaio, alle 10.45, nell’atrio di Palazzo Torriani sarà inaugurata la
mostra degli elaborati realizzati dagli studenti della «Della Torre» di
Gradisca d’Isonzo sul tema della Shoah. La mostra rimarrà aperta sino
al 6 febbraio. Sempre sabato 26, nella sala del consiglio comunale,
avrà luogo la cerimonia di premiazione dei migliori lavori eseguiti
dagli studenti. Domenica 27 gennaio alle 10, al cimitero ebraico di via
dei Campi, sarà deposta come tradizione una corona d’alloro in memoria
delle vittime dell’Olocausto. A seguire, alle 11, nella sala del
consiglio comunale, sarà presentato il nuovo volume di Silva Bon: «La
luce dentro le tenebre. Storie di giusti e di salvati tra Venezia
Giulia e Veneto Orientale», pubblicato dal Centro Leopoldo Gasparini.
Il volume offre, attraverso testimonianze inedite, la possibilità di
ricordare uomini e donne, non ebrei, che hanno teso una mano al
«diverso» nel momento di maggiore difficoltà, persone che hanno. avuto
il coraggio di disobbedire all’autorità per obbedire invece alla
propria coscienza. Interverranno oltre all’autrice, il segretario del
Centro Gasparini Dario Mattiussi, Luciano Alberton e i testimoni Fulvia
Levi, Isacco Kostoris, Bruna Sevini, Aldo Ancona.

l.m

MERCOLEDì 16 GENNAIO 2008

 


Il 25 gennaio il ministro consegnerà premi agli studenti


Giornata della memoria: Fioroni alla Risiera

Sarà il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni a celebrare a Trieste il 25 gennaio la Giornata della memoria che quest’anno avrà una scansione più lunga e importanti momenti istituzionali a Roma da parte sia della presidenza dello Stato sia dal governo. La seconda tappa naturalmente sarà la Risiera di San Sabba a Trieste, l’unico lager nazista in Italia: proprio in questi giorni il monumento è sottoposto a interventi di risanamento e consolidamento delle facciate per 230 mila euro da concludersi assolutamente alla vigilia della manifestazione. Fioroni premierà gli studenti che avranno fatto il miglior tema sull’argomento della Shoah, alla cerimonia parteciperanno sia il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche d’Italia, Renzo Gattegna, sia lo storico del Centro di documentazione ebraica di Milano Michele Sarfatti. Sono queste alcune delle decisioni scaturite ieri dalla seconda riunione svoltasi a palazzo Chigi proprio per definire il programma delle cerimonie a Roma e a Trieste. Ai lavori, coordinati da Fabrizio Pagani, capo della Segreteria tecnica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, hanno partecipato i consiglieri del presidente della Repubblica, Pasquale Cascella e Arrigo Levi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi; il sottosegretario alla Pubblica istruzione, Maria Letizia De Torre, il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche, Gattegna, rappresentanti dei ministeri degli Esteri, degli Interni e dei Beni culturali e del Dipartimento delle politiche giovanili della presidenza del Consiglio. Nel corso dell'incontro infine è stata anche decisa la costituzione di un gruppo di lavoro incaricato di studiare le modalità del rinnovo del padiglione italiano ad Auschwitz. Le celebrazioni per la Giornata della memoria si apriranno comunque già il 24 gennaio al Quirinale con una cerimonia alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, del presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane e del vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli che rappresenterà il governo. Nel corso della cerimonia, alla quale sono stati invitati gli studenti delle scuole, saranno ricordati i Giusti che operarono a favore degli ebrei italiani. Quest'anno inoltre cade il settantesimo anniversario delle Leggi razziali del novembre 1938 (che Mussolini annunciò proprio da Trieste): un tema che inevitabilmente accresce di senso e di peso questa Giornata. Sempre il 24 gennaio sia la Camera sia il Senato celebreranno la ricorrenza. Alla Camera verrà ricordata la deportazione mentre nell’aula del Senato verranno commemorati due senatori ebrei, Vito Volterra e Carlo Levi. Il 25 gennaio sarà appunto il ministro della Pubblica istruzione, Fioroni, a partecipare alla cerimonia alla Risiera di San Sabba, dove saranno premiati gli studenti. Il 27 (Giornata della memoria vera e propria) o il 28 gennaio, la data è ancora da stabilire, il ministro dei Beni culturali Rutelli ha organizzato un convegno internazionale sul tema dell’antisemitismo vecchio e nuovo. A Trieste nelle manifestazioni saranno coinvolti l’assessorato alla Cultura del Comune, i Civici musei, il teatro Verdi, il teatro Miela e varie associazioni musicali. Il programma completo sarà presentato nei prossimi giorni. Per questa importante serie di iniziative la Risiera dunque dovrà essere pronta senza ritardi, e così ha assicurato l’assessore ai Lavori pubblici, Franco Bandelli, che molto in fretta ha allestito soluzioni per rispondere all’appello lanciato anche dal direttore dei Civici musei, Adriano Dugulin, affinché si ponesse rimedio al lento ma grave degrado cui la ex pileria costruita nell’800 stava andando incontro. Con questo primo intervento il Comune «vetrifica» le alte pareti in mattoni della Risiera, bloccando il loro progressivo sfarinamento e provvede ad altri interventi di consolidamento anche sulla torretta. In un momento successivo i lavori proseguiranno per aprire le porte di sicurezza.

SABATO 12 GENNAIO 2008

 


Il piazzale vicino alla Risiera intitolato a Sergio De Simone

Nella settimana che precederà la Giornata della memoria del 27 gennaio, il piazzale di Valmaura contiguo alla Risiera di San Sabba verrà intitolato a Sergio De Simone, il bimbo di origini fiumane ucciso a Bullenhuser Damm nel 1945, a otto anni, dopo aver subito i brutali esperimenti del dottor Mengele. La decisione è stata ufficializzata dalla giunta comunale, che ha dato l’ok definitivo alle tre nuove denominazioni viarie proposte dalla Commissione toponomastica presieduta dal vicesindaco Paris Lippi. Oltre al piazzale dedicato al piccolo De Simone, infatti, nei prossimi mesi lo slargo di Campo Marzio tra via Giulio Cesare, Passeggio Sant’Andrea, viale Gessi e via Murat prenderà il nome dello storico direttore del Piccolo Chino Alessi, mentre il portico davanti a piazza San Giovanni sarà intitolato alla memoria di Fausto Pecorari, l’insigne radiologo che nel dopoguerra fu vicepresidente dell’Assemblea costituente.


12 dicembre 2007

 



Mariani: «La Risiera diventi un sito europeo»


«La Risiera di Trieste, unico campo di sterminio nazista realizzato sul territorio italiano, dovrebbe divenire un sito europeo, al di là di qualsiasi logica territoriale o nazionale». La proposta è stata lanciata oggi dal presidente della Comunità ebraica triestina Andrea Mariani, nel corso della visita del sottosegretario agli Interni Ettore Rosato. «L’obiettivo - ha detto Mariani - è quello di rendere questo sito, su cui si sono addensate sofferenze e divisioni fortissime, un luogo di memorie condivise». L’ipotesi, che già anni fa era stata sottoposta a Prodi nel corso di una sua visita a Trieste, assume una prospettiva di particolare significato - ha spiegato Andrea Mariani - alla luce dell’imminente caduta dei confini tra Italia e Slovenia e in considerazione del fatto che i testimoni diretti di quegli anni, ormai anziani, stanno scomparendo. La presenza della Risiera, ha detto Ettore Rosato nell’incontro con i vertici della Comunità ebraica di Trieste e con il rabbino capo David Itzhak Margalit, sottolinea con drammatica evidenza lo stretto legame tra la Comunità ebraica triestina e la città. «La realtà ebraica - ha detto Rosato - ha un ruolo di custode morale di quanto accaduto in quegli anni. È dunque molto importante che quest’anno, a gennaio, le celebrazioni nazionali per la Giornata della memoria si tengano sia alla Risiera di Trieste sia a Roma».