Giorno della Memoria 2008: News

DOMENICA 27 GENNAIO UN FILM SULLA BRIGATA EBRAICA E LA MUSICA DELLE DONNE DI AUSCHWITZ AL TEATRO MIELA

Al Teatro Miela alle 15 si proietta "Nelle nostre stesse mani" di Chuck Olin (1998, versione inglese con sottotitoli in italiano, 85').

Il film ripercorre la vicenda della Brigata ebraica, formazione militare alleata composta da giovani ebrei provenienti dai territori dell'allora Palestina e da altri paesi, che nel novembre del '44 fu inviata sul fronte italiano dove combattè a fianco di unità italiane e polacche distinguendosi in numerose operazioni militari in Emilia Romagna.

Accanto ai compiti militari, la Brigata ebraica svolse, a livello spontaneo, anche un importante compito civile a favore delle comunità ebraiche sconvolte dalla guerra e dalla persecuzione nazi-fascista. Dopo la guerra fu acquartierata a Tarvisio e assisté i profughi dall'Europa centrale e quanti cercavano di emigrare in Palestina.

Alle 16.30 va in scena "Musiciste per Auschwitz … Quando poi cominciammo a cantare", spettacolo multimediale per soprano, voce recitante e ensemble di Ornella Bonomelli. Musiche dell'associazione Artemisia compositrici per le Marche. Omaggio a Fania Fenelon e alle altre musiciste di Auschwitz da parte di alcune colleghe di oggi. (Durata 80').

Lo spettacolo, ispirato acrll'autobiografia della cantante Fania Fenelon, "Sursis pur l'orchestre", narra l'esperienza della sua detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz. Qui la Fenelon, insieme alla violinista Alma Rosè, entrando a far parte di un'orchestra di sole donne internate, trovò attraverso la musica un mezzo per sopravvivere e salvare altre compagne di sventura.

Le interpreti e le compositrici dedicano alla memoria di quelle musiciste il loro lavoro condividendo la concezione della musica come strumento di pace e fratellanza, per non dimenticare.

Le iniziative sono organizzate dalla Comunità ebraica di Trieste, Adei – Associazione donne ebree d'Italia, Fondazione Kathleen Foreman Casali, Museo ebraico Carlo e Vera Wagner, teatro Miela.

IL DISCORSO DEL RAPPRESENTANTE DELLA COMUNITA' EBRAICA DI TRIESTE, L'AVVOCATO ENZIO VOLLI, ALLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE ALLA RISIERA DI SAN SABBA VENERDI' 25 GENNAIO

 

I valori morali e civici che presiedono la Costituzione Italiana, di cui in questi giorni si celebra il sessantennio, hanno radice in queste pietre, in queste celle, nella coscienza della esistenza di questo forno crematorio. L’anelito alla libertà civile, morale, religiosa che accumunava tutti quanti qui ebbero a soffrire, le lacrime, le sofferenze, le torture, hanno trovato consacrazione e sublimazione nella carta fondamentale della nostra, ma anche della altrui, libertà.

Qui una macchina fredda e spietata, spesso – troppo – nella silente indifferenza – ha perpetrato una orrenda carneficina con cinica volontà, riunendo nella stessa tragica disumana sorte, quanti la ostacolavano o anche solo erano ritenuti diversi, inferiori, politici e non, partigiani, oppositori, anche slavi delle più diverse etnie, zingari ed ebrei, solo perché erano tali – ma pur sempre uomini cui va oggi il nostro pensiero, il nostro ricordo, il giuramento fatto a noi stessi ed ai nostri morti che mai più l’umanità possa cadere in siffatti frangenti.

Sento di dover alzare qui la mia voce tremante nel ricordo e nella consapevolezza che solo il caso e la fortuna mi ha evitato di dover subire personalmente nella persona e nei miei, la atroce esperienza; ma quanti invece, a noi vicini, conoscenti, amici, fratelli, qui – tra queste pietre - hanno pagato per il loro pensiero di libertà, per le loro convinzioni, ma anche solo e semplicemente per la loro etnia, origine, lingua parlata.

Sento il dovere di esprimere qui la riconoscenza di noi tutti a quei due magistrati, l’uno giudice istruttore, l’altro Presidente della Corte di Assise, che con tenacia, sacrificio, dedizione, hanno potuto accertare fatti e responsabilità, non solo straniere, e se in quel processo avevo potuto esprimere, nel chiuso dell’aula giudiziaria, l’orrore, la esecrazione per quanto era stato commesso, qui, ora, tali sentimenti possono essere riaffermati avanti a tutti, ai cittadini, agli esponenti e rappresentanti di chi ha sempre creduto nella uguaglianza di tutti e nelle libertà, davanti a questa Trieste resa più nobile e dolorante da questo ricordo.

Questo complesso, luogo finale di destinazione per taluni, era di passaggio per altri verso altri luoghi finali - e di tutti non possiamo avere altro ricordo se non la stele al cimitero ebraico con gli oltre 400 nomi dei fratelli che, deportati, non hanno più fatto ritorno e nella lapide dell’asilo Gentilomo dove la cieca furia ha prelevato ed inviato all’annientamento decine di uomini di ottanta e più anni là ricoverati. Sono quelle le sole testimonianze e ricordi che invito tutti, autorità e cittadini, a visitare e a onorare.

E’ il giorno del ricordo e dei pensieri, della memoria, della nostra memoria, di questa memoria fatta di pietra non di lapidi ed epitafi, non di sepolture o urne “confortate dal pianto”, davanti alle quali onorare i morti, ma solo pietre, rovine, ricordo di fuoco, di binari che portano nel nulla, di camini di forni crematori.
Perdonare forse possiamo, comprendere no, dimenticare mai.

VENERDÌ 25 GENNAIO PREMIAZIONE NAZIONALE DEL CONCORSO “I GIOVANI RICORDANO LA SHOAH”

Alla cerimonia, che si tiene alla Risiera di San Sabba, partecipano fra gli altri il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e il presidente dell’Ucei – Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna. Per la Comunità ebraica di Trieste interviene l’avvocato Enzio Volli, che rappresentò i familiari delle vittime al processo per i crimini della Risiera
Il concorso ha proposto agli alunni una riflessione sulle leggi razziali e sulle loro conseguenze sulla vita sociale e italiana. Sono risultate vincitrici la scuola primaria “Micheloni” di Aulla (Massa); l’istituto comprensivo di Ortonovo(La Spezia); la scuola media statale “Ceccardo – Roccatagliata – Ceccardi” e l’istituto d’arte “F.Mengaroni” di Pesaro.

OMAGGIO AD ANNA FRANK: UNA MOSTRA DI ANNAMARIA DUCATON AL MUSEO EBRAICO CARLO E VERA WAGNER DI TRIESTE

S’intitola "La porta dell'anima - Omaggio ad Anna Frank" la mostra inaugurata in occasione del Giorno della
Memoria al Museo ebraico Carlo e Vera Wagner di Trieste.
In esposizione una trentina di opere di Annamaria Ducaton Wolinsky ispirate alla giovinetta morta nel campo di sterminio di Bergen Belsen divenuta una dei simboli più alti della capacità umana di resistere e di sperare anche nell'orrore. Presenta il critico Giulio Montenero.
La rassegna, prima delle manifestazioni organizzate in occasione del Giorno della memoria, restituisce in chiave simbolica la grande speranza e il desiderio di fratellanza narrati da Anna nel suo celebre diario. Realizzata nel '95, più volte esposta in Italia e all'estero, dove è stata ospitata anche al museo internazionale del campo di concentramento di Terezin, è stata donata dall'autrice al Museo ebraico di Trieste.
La "La porta dell'anima - Omaggio ad Anna Frank" è visitabile fino al 31 marzo domenica, lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 13. Martedì dalle 16 alle 19.


INTERVENENDO AL QUIRINALE IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI DEDICATE AL GIORNO DELLA MEMORIA IL PRESIDENTE DELL'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE RENZO GATTEGNA HA DICHIARATO:

Signor Presidente della Repubblica, illustri Autorità, amici presenti, cari ragazzi.
Quella degli ebrei italiani è una storia unica nel suo genere. Innanzi tutto perché è una storia antichissima, plurimillenaria che risale ai tempi dell’Antica Roma. E’una storia unica per le conseguenze culturali e religiose che ha prodotto nell’intera Europa. L’antichità di questa presenza dimostra che l’Italia non è stata mai vista dagli ebrei come una terra di passaggio, al contrario è sempre stata considerata terra di appartenenza e di integrazione; tale è stata e tale è tutt’ora.

Il Giorno della Memoria, secondo lo spirito della sua legge istitutiva, non deve essere solo un evento commemorativo ma anche e soprattutto un’occasione di impegno culturale e didattico che valga come monito alle future generazioni, qui oggi molto ben rappresentate, perché mai più si ripeta che la Nazione Italiana, in contraddizione con le proprie tradizioni di libertà e di umanità si trasformi, come è avvenuto dal 1938 al 1945, dalle Leggi razziali alla Liberazione, in uno Stato persecutore di quei suoi stessi figli che coraggiosamente, lealmente, con dedizione e con altruismo avevano versato il proprio sangue sia nelle guerre d’Indipendenza del Risorgimento che nella Prima Guerra Mondiale.

La piccola componente ebraica è stata un elemento costitutivo della Nazione Italiana alla quale ha dato un contributo straordinario. Basti ricordare che nei primi anni del ‘900 ad una percentuale demografica inferiore all’1% faceva riscontro il 10% dei deputati al Parlamento, dei professori universitari, dei generali dell’esercito.

Oggi nel Giorno della Memoria è opportuno ricordare che il 2008 coincide con i 70 anni della promulgazione delle infami leggi antiebraiche del 1938.
Le leggi furono un atto criminale che violò i diritti fondamentali di libertà di coscienza e di pensiero, che umiliò e perseguitò una minoranza civile, culturalmente impegnata e rispettosa delle leggi dello Stato. In sintesi fu un estremo atto di ingiustizia e di viltà.
In quel momento gli ebrei si sentirono traditi e abbandonati: dal Parlamento che le aveva approvate, dal governo fascista che le aveva sostenute, dal Re che le aveva firmate, dai concittadini che non avevano voluto vederne l’assurdità e le tragiche conseguenze.

Pochi anni dopo, in piena occupazione nazista, quando il solo fatto di essere ebrei era ragione di persecuzione, di arresto, di deportazione, quando opporsi significava rischiare la vita, pochi hanno avuto il coraggio di offrire un aiuto, una casa, un rifugio, una mano tesa agli amici e conoscenti ebrei.
Sono coloro che oggi chiamiamo “Giusti”. Con i loro gesti hanno fatto da contraltare alla passività e al colpevole silenzio di tanti. Hanno onorato l’Italia e hanno salvato tante vite. Sono loro i veri nobili che, indipendentemente dalle loro origini spesso popolari e modeste, con i loro gesti salvarono anche l’onore dell’Italia.
A loro va il nostro ringraziamento e il nostro forte abbraccio.

Riteniamo che il modo migliore di ricordare il Giorno della Memoria, sia quello di contrapporre alla somma ingiustizia delle Leggi la superiore giustizia di coloro che violandole riaccesero un barlume di speranza.
A Lei, illustre e caro Presidente Napolitano, vanno la nostra gratitudine, il nostro rispetto e il nostro apprezzamento per sapere interpretare con tanta intensità i sentimenti di tutti.
Così facendo ci incoraggia a difendere le conquiste democratiche di questa nostra Italia, al progresso della quale crediamo fermamente anche nei momenti più difficili e alla quale, seguendo il Suo esempio, vogliamo continuare a dedicare le nostre migliori energie.

Renzo Gattegna,presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Roma, 24 gennaio 2008