"Trieste e l'Ebraismo" Mariani sul Piccolo
In occasione, oggi, della Giornata europea della cultura ebraica,
riceviamo e pubblichiamo questo intervento del presidente della
Comunità ebraica di Trieste.
Da otto anni le Comunità Ebraiche d'Europa promuovono la prima domenica di settembre, la Giornata della Cultura Ebraica.
Questo è un momento dedicato alla più ampia esposizione del maggior
numero di siti ed eventi ebraici con l'intento di renderli godibili ad
ogni cittadino. Per questo 2 settembre 2007 il tema prescelto è
"Testimonianze: Sentieri & Parole". Questo titolo è molto
appropriato a rappresentare il senso di un cammino composto da
innumerevoli modelli ispirati da quella sana contaminazione che è la
relazione umana e qualche volta dalle buie pieghe dell'inciviltà e
dalle contraddizioni tipiche della sopravvivenza. Per parlarne in
maniera significativa e positiva non posso non attingere
dall'esperienza di quanto è tangibile attualmente in Israele.
Questo
Stato territorialmente così piccolo, dove sono presenti sessanta
culture diverse e fortemente attive, dove la parola integrazione è
semplice corollario di un'azione costante volta al servizio dell'altro,
è oggi il migliore esempio di dinamismo contemporaneo volto
all'adeguamento di comunicabilità culturale. Due elementi che fanno
esplicitamente vedere quanto sia stretta la continuità di un percorso
ormai plurimillenario sono la stretta convivenza tra antichità e
tecnologia e la forza espressiva delle giovani generazioni israeliane
ad ogni livello.
Sempre più Israele è gravato dai problemi di
sicurezza che tutti conosciamo. Ma allo stesso tempo si spinge con
convinzione al massimo della normalità della vita, con curiosità è
attratto da altre culture e continua sempre a produrne di nuove e di
grande qualità, per sé e per tutti. La derivazione di questa forza di
volontà è probabile risieda in una coscienza di esemplarità dovuta al
senso etico o sommariamente può ritrovarsi nel senso di giustizia di
una popolo capace più volte di riscattarsi dalla schiavitù e
dall'esilio.
È questa esistenza a mezzo, sempre messa in
discussione da qualcuno, che porta l'ebreo e di conseguenza lo stesso
Israele, a doversi munire di una qualche irriducibilità identitaria,
coscienti del legame sacrosanto con il lascito morale dei Padri. Una
prospettiva che parte da Abramo, il primo ebreo che letteralmente
dall'ebraico ivrì significa «colui che attraversa». Un senso di visione
spostata che poi si è amplificato nella diaspora, dando avvio con il
nuovo destino al ricordo, alla ricostruzione e alla speranza mai sopita
di ritrovarsi a Gerusalemme.
Trovarsi fuori del punto d'origine è un
po' come essere vissuti sempre per mare. Un mare dal sintomatico e
instabile apporto fluido e allo stesso tempo sereno, sicuro e chiaro.
Come una via di andata e di ritorno, soprattutto via d'incontro con la
storia propria e la storia parimenti importante degli altri. L'identità
è il prodotto tra la capacità di adeguarsi ai cambiamenti e la
possibilità di continuare a riconoscersi nel mantenimento di quanto si
è trasferito come costume esemplare da una discendenza familiare
all'altra. Qualche volta questa sintesi è stata una consapevole
contraddizione che ha dato i più generosi frutti alla società moderna
in ogni campo, da quello scientifico a quello umanitario.
Chi legge
in questo una specialità diversa da quella del semplice sviluppo
critico coniugato al legame con una tradizione che si fonda sul
principio del domandarsi ogni perché, è assolutamente in errore. Oggi
potremmo definirlo un semplicissimo software, nato dalla necessità di
confrontarsi con esperienze diverse elemento determinante nell'evitare
per il popolo ebraico un'estinzione altrimenti e probabilmente certa.
Formarsi
e integrarsi nel rispetto della diversità e soprattutto nel rispetto
delle regole, in ambedue i casi con preciso equilibrio tra quello che
rappresenta se stessi e il diritto degli altri. Questo parametro
necessario agli ebrei, è divenuto oggi una priorità per ogni angolo
d'Europa. Il Friuli Venezia Giulia è sicuramente tra i territori dove
il corso di questa indispensabile interculturalità trova stimoli
d'eccellenza oltre a fertili concezioni di condivisione progettuale e
politica. La mitica capacità d'iniziativa friulana e la grande
attrazione data dal cosmopolitismo delle genti giuliane sono evidenti
virtù che danno a questa regione l'opportunità di essere epicentro
capace e positivo delle nuove geometrie globali.
Trieste città
capofila nazionale della giornata della cultura ebraica è un
riconoscimento di centralità e di fiducia verso il ruolo di primaria
importanza che questo capoluogo deve avere. E il merito di
quest'obbiettivo, raggiunto con discrezione ma di rilevante
significato, deve essere inteso come un successo allargato che ha
coinvolto moltissime istituzioni di questo trattodi paese.
Davanti
a tutti è stato fondamentale l'apporto dato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane che ha messo a disposizione la grande esperienza e la
notevole efficienza di comunicazione. Particolarmente gratificante è
stato l'impegno combinato del presidente Renzo Gattegna e del
Consigliere Yoram Ortona che hanno aderito con passione all'idea di
proporre Trieste e il suo ebraismo con rinnovata energia.
Doveroso è
il riconoscimento anche per la Presidenza della Regione Friuli Venezia
Giulia che come in molte altre occasioni ha assistito la Comunità
Ebraica non solamente in termini materiali ma ha cercato con capacità
propositiva di intenderne le dinamiche e le opportunità. Voglio
ricordare anche l'importanza dell'apporto dato dal Comune di Trieste,
che attraverso il prodigarsi del Vicesindaco e del Direttore dei Musei
Civici ha saputo manifestare quella che si spera sia una rinascita
dell'antico sodalizio tra la nostra Comunità e l'ammirata Porta di Sion.
Andrea Mariani
presidente della Comunità Ebraica di Trieste






